considerazioni storiche su come l’eccesso di polvere da sparo sul mercato abbia di fatto posto fine all’epopea degli eroi

Qualcosa gli piombò dentro casa, sul pavimento.
Sembrava s’aggrovigliasse su se.
Due zanzare che s’accoppiano?
“migliaglia di piccioni con una fava”, disse fra le tempie.
Prese una scarpa.
Si mise a studiare il groviglio.
Era creatura che aprendo le ali, tentava un “colpo di reni” per rimettersi sulle zampe.
Ci riuscì.
“Un coleottero?” pensò.
E poi “come è fatto un coleottero? non so quelli come le coccinelle?!”.
La scarpa era proprio in corrispondenza del presunto coleottero.
La lasciò.
Allora aprì bocca, e disse solenne, ma distaccato, presentando un dato di fatto: “Tutta ‘sta fatica pe’ poi morì schiacciato da ‘na scarpa…”,
un sospiro, e poi più comprensivo “che mondo di merda…”.
E mentre aveva ormai già staccato Coleottero dalla suola, e s’era riseduto, dall’altra stanza arrivò il cane che annusò proprio nel punto in cui s’era appena consumata la tragedia.
Il cane, fermo sempre lì, mosse solo la testa e lo guardò.

Fu allora che l’immensità metafisica di Coleottero lo costringeva a chiedere consiglio:
“ciccia, era un quellolà, ho fatto bene, no!?”
Dopo un alzata d’orecchie poco chiara, il cane si sedette a metà strada fra il campo di battaglia e lui.
Silente.
In fin dei conti Coleottero era deceduto dopo un leale corpo a corpo. Non possono dirlo in molti, ormai.