buon delirio

Tenta la tenda d’offrir riparo, ma se un fosco bosco è il loco losco dov’è sita, si ritrova dispiaciuta di tradir i suoi intendimenti. Altrimenti uno degli ospiti non avrebbe sogni per sonagli a svegliargli istinti d’ovvio odio contro roditori che, contraddicendo controindicazioni igieniche, ingiuriano sonno e senno, fuoriuscendo da vassoi tracolmi, strasbordandogli in faccia dopo avergli negato il pasto. Lesto sgattaiola lo scoiattolo a rosicchiar orecchi e punge il topo bianco l’unghie.
Sfinito dall’aver così finito d’immaginar il permanere suo in villeggiatura, accorse alla sveglia e s’accorse del misfatto: era domenica.
Considerando il suo momento psichico, senza idillio ne tedio s’augurò “buon delirio”. Sconsiderata considerazione che lo portò a non aver intenzione di lavarsi la faccia, avrebbe preferito staccarsi la testa. Figurarsi il facile ferirsi dello sbarbarsi quanto potesse interessarlo… cuffie e caffè potevano, se non calmarlo, sobillarlo.
All’orecchio pose musica, prese la moka, depose la posa nella monnezza, e ripropose il lavorio terminante in borbottio ad essa, che poco dopo cercò d’avvertirlo d’aver ormai compiuto il quotidiano compito. Nel prender tutto il necessaire per l’ammazzacaffè notò di aver solo cartine corte, ma non ne fece un problema, scomodò soltanto un paio di santi…