sulla dignità

salo

Nei mesi scorsi molte e molte volte ho sentito italiani, in instabili condizioni lavorative (in cassa integrazione, con fabbriche o aziende in via di chiusura etc..) recriminare dignità. Chiedere al governo, al parlamento, o a chi ne faccia le veci, che gli “venga restituita la dignità”.
Beh, non ho sentito nessuno suggerir loro che nessuno te la da, la dignità, o ne hai, o no. Ed il primo segnale della sua totale assenza è proprio andare a chiedere a qualcuno che te ne dia. Evidentemente a nessuno interessa una presa di coscienza in tal senso. O forse vorranno suggerire un qualche supermercato apposito dove entrare e gentilmente chiedere “mi scusi, mi fa un mezzo chilo di dignità? Sa, a casa ho cercato dappertutto ma credo sia finita.. ho chiesto anche a mio marito, ma sa, è domenica..”

La cosa più buffa è chiederlo a cotanta classe dirigente. Mi fanno venire in mente “Salò, o le 120 giornate di Sodoma” ( https://www.youtube.com/watch?v=ta8dw7pSt7A ), film che Pasolino trae da una storia vera, e dove si racconta quel che successe in una villa appena fuori Milano, in cui, durante la gloriosa pagina della Repubblica Sociale, non contenti di quanto già fatto, alcuni gerarchi fascisti si chiusero nella suddetta villa a far grossomodo quel che viene descritto nel film: abusare, fisicamente, psicologicamente, sessualmente, di alcuni giovani popolani.

Secondo Pasolino “il sesso in questo film, sia pure in modo onirico e stravolto, diventa la metafora di ciò che oggi il potere fa dei corpi, mercificazione dei corpi da parte del potere. È soprattutto metafora dell’essenza più intima del potere, fatta di brutalità, violenza, sopraffazione, viltà e totale certezza dell’impunità.”

Poi apri il giornale e leggi che una parlamentare, per giunta celebre (a quanto essa stessa sostiene) per le perenni battaglie in favore della donna, siccome il marito se ngroppava delle giovani di non chiarita età, non chiede il divorzio (un matrimonio celebrato a Predappio è per sempre), ma pensa giustamente di emendare la legge sulla pedofilia, inserendo una normetta che faccia si che bisogna dimostrare che il pedofilo conosca per certo l’età della ngroppata di turno, o mica è pedofilia.
Basterà quindi ad ogni pedofilo non chiedere la carta d’identità, e non sarà più reato.
Proprio qui mi torna in mente la frase del film “noi fascisti siamo i veri anarchici”, cara Alessandra Mussolini. Ed immagino ogni singolo italiano seduto alla tavolata con i gerarchi amici di tuo nonno che li costringono a mangiare merda, li frustano, se li ngroppano a piacimento, li uccidono se è il caso. E loro? Loro CHIEDONO dignità

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